Outlandos d'Amour
Roxanne (acustic)

The Police - Outlandos d'Amour (1978)
"La furbizia è da servi, non da padroni.
Chi usa la furbizia rimarrà sempre un servo".
Michele Serra
no album
The House of the Rising House

Muse - no album (200x)
perchè si creano sempre nugoli di moscerini accanto alla mia macchina?
c'è un cadavere nel portabagagli?
«Match Point»
Il film di Woody Allen è un capolavoro di intelligenza, di cinema e di cattiveria
di Marco Lodoli
Regia Woody Allen
Sceneggiatura Woody Allen
Montaggio Alisa Lepselter
Fotografia Remi Adefarasin
Scenografie Jim Clay
Interpreti Brian Cox, Matthew Goode
Scarlett Johansson, Emily Mortimer
Distribuzione Medusa Usa 2005
| L’ultimo film di Woody Allen – semplicemente un capolavoro di intelligenza, di cinema, di cattiveria – mi ha riportato alla memoria un acceso dibattito che si tenne in una mia classe, dieci o quindici anni fa, sul seguente tema: qual è la relazione sentimentale migliore? Si ipotizzò la difficile scelta in cui si sarebbe trovata una ragazza di periferia, lacerata tra due possibilità opposte. Da un lato un fidanzatino dolce e innamorato, un giovane senza grosse aspettative, forse un po’ fragile, ma buono, e assolutamente ricambiato dalla sua bella. Dall’altra parte un pretendente con qualche anno in più, ricco, sicuro di sé, solido come un armadio o una cassaforte, ma meno attreaente, meno poetico, meno bello. Tutte le allieve si schierarono con il fidanzatino fragile, giurarono che dei soldi e della posizione a loro non importava nulla, che l’amore puro aveva la precedenza su ogni altro valore. Solo una ammise senza alcun problema che avrebbe scelto l’uomo potente, e mi fornì una spiegazione che ho ancora ben ficcata dentro la testa: «Diventerei la sua donna per un motivo solo, ma decisivo. Per proteggere meglio i miei figli futuri». Aveva 17 anni, i suoi figli erano solo immaginazioni, ma intanto la natura le dettava chiaramente la risposta da dare: si sceglie sempre il più forte tra i maschi a disposizione, lo pretende la prole che sarà. È un ragionamento darwiniano, lucido e spietatissimo, basato sull’intuizione che l’esistenza è una lotta selvaggia, sulla consapevolezza che i sentimenti passano e i figli restano, e devono essere difesi con energia. Un pensiero simile traversa anche la mente del protagonista di Match Point e ne condiziona i gesti, fino a trasformarlo in un criminale senza scrupoli. Lui, bravo maestro di tennis, ma indifeso di fronte alle minacce della vita, viene assorbito da una famiglia miliardaria: la giovane rampolla lo adora, lo sposa e vuole assolutamente un figlio da lui, il vecchio padre gli offre un posto di lavoro redditizio; l’ambiente lo coccola. Tutto filerebbe liscio, se il nostro tennista non fosse travolto dalla passione per una attricetta americana senz’arte né parte, una femmina bionda e conturbante. La mogliettina è carina ma noiosa, premurosa ma spenta. L’amante è vita che zampilla, carnevale dei sensi, gioia e probabile miseria. Allen costruisce la storia come un teorema geometrico, senza saltare un passaggio, senza concedere vie di fuga. Alla fine il nostro cinico giovanotto si trova con le spalle al muro: deve decidersi tra la sicurezza e la passione, tra i soldi gelidi e le lenzuola roventi. Non voglio anticiparvi nulla, anche se forse già avrete capito che l’amore, almeno per Allen e per quella mia allieva, è un sentimento troppo più debole rispetto alla rocciosa garanzia di un futuro sicuro per sé e per i figli. Se esiste una giustizia superiore, si dice l’ex tennista in una notte di rimorsi e atroci sensi di colpa, io dovrò pagare per tutte le nefandezze che ho compiuto. Ma ormai Dio ha abbandonato gli uomini, Woody Allen non gli crede più: è solo il caso a distribuire fortune e punizioni, a stabilire se la pallina che ha colpito il net cadrà di qua o di là. Solo il caso organizza il cosmo, e il bene e il male sono testa e croce nel frullo di una moneta lanciata per aria. |
Deodato2
Super Strut

Eumir Deodato - Deodato2 (1973)
La filosofia della praxis è la concezione storicistica della realtà che si è liberata di ogni residuo di trascendenza e di teologia. (Quaderni del carcere, IX, 1, VIII)
A.G.